Le rotatorie non sono solo uno strumento per rendere più fluida la circolazione sulle strade ma anche una sorta di palcoscenico: mostrano l'atteggiamento delle amministrazioni locali per l'ambiente e l'arredo urbano.
Com'è la situazione in Oltrepò? Abbiamo fatto un piccolo giro per verificarlo, partendo da una classica strada d'accesso: la statale 35.
Subito dopo il ponte sul Po siamo accolti dal cartello di benvenuto di Bressana Bottarone.
Ma il vero 'benvenuto' arriva un centinaio di metri dopo. La qualità dell'accoglienza si può giudicare entrando nella prima rotatoria dell'Oltrepò: una distesa di erba bruciata dal sole, sormontata da un altissimo lampione, come quelli che di solito si trovano negli impianti industriali o negli scali ferroviari.
Tra l'erba secca si intravvedono i resti di quella che un tempo doveva essere un'aiuola. I fiori, di cui non c'è più neppure il ricordo, componevano una scritta: Terme di Salice. È il nome dello sponsor che probabilmente dovrebbe pagare la manutenzione della rotonda. Un bel biglietto da visita per una delle principali risorse turistiche dell'Oltrepò!
Tutto intorno solo erbacce e squallore.
Proseguendo verso Salice, incontriamo una rotatoria nei pressi di Castelletto di Branduzzo. L'estetica non è migliore. Anche qui c'è il solito altissimo lampione da svincolo autostradale. Una serie di pali di cui non si comprende la funzione sono l'unico 'addobbo' tra l'erba incolta.
Ancora qualche chilometro e arriviamo a un'altra rotonda. Lo stile è lo stesso dei precedenti rondò, ma qui almeno l'erba e verde. Siamo nei pressi di uno dei maggiori centri commerciali d'Italia, quello di Montebello, e proprio di fronte alla rotatoria c'è un grande negozio di fiori e piante, Botanic. Nessuna delle imprese che si affacciono su questo spazio sente evidentemente l'esigenza di abbellirlo in qualche modo. E neppure ci pensano le amministrazioni locali.
A delimitare il percorso delle auto intorno alla rotatoria c'è un guardrail da autostrada, dietro il quale è terra di nessuno: erbacce, rifiuti e tombini-trappola. E i pedoni? Evidentemente non sono previsti.
Il nostro viaggio prosegue. Le rotonde dell'Oltrepò ci riservano qualche altra sorpresa: ne parleremo nella prossima puntata.
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mercoledì 25 agosto 2010
mercoledì 4 agosto 2010
Dove finisce lo scuro Coppa
Alla fine sono andato a vedere dove finisce lo scuro Coppa.
Lasciato Casteggio con il suo carico rugginoso di liquami, il torrente prosegue attraverso la pianura inanellando una serie di pigri meandri.
Quando arriva a Bressana le sue acque – se possibile ancora più nere – scorrono lungo una muraglia di cemento che dà al torrente un aspetto irreale: era un corso d'acqua ora forse è una cloaca, un bacino di carenaggio abbandonato, una diga che contiene lo scolo di una discarica in via di putrefazione.
Poi il Coppa si inoltra di nuovo nella campagna. La sua fine è vicina. Per ritrovare il suo corso verso la foce si segue la direzione per Rea, percorrendo un viale un tempo contornato da due filari di altissimi pioppi. Poi si imbocca una strada bianca: da una lato campi di mais e stoppie di grano, dall'altro una vasta piantagione di noci: file e file regolari di piante già cariche di frutti racchiusi nei loro verdi malli.
Si prosegue lungo un basso argine e si arriva a un vecchio ponte a due arcate. Ecco di nuovo il Coppa. Qualche decina di metri più avanti il torrente sfocia nel Po, confondendo il suo corso nerastro nelle grige acque del fiume.
Lasciato Casteggio con il suo carico rugginoso di liquami, il torrente prosegue attraverso la pianura inanellando una serie di pigri meandri.
Quando arriva a Bressana le sue acque – se possibile ancora più nere – scorrono lungo una muraglia di cemento che dà al torrente un aspetto irreale: era un corso d'acqua ora forse è una cloaca, un bacino di carenaggio abbandonato, una diga che contiene lo scolo di una discarica in via di putrefazione.
Poi il Coppa si inoltra di nuovo nella campagna. La sua fine è vicina. Per ritrovare il suo corso verso la foce si segue la direzione per Rea, percorrendo un viale un tempo contornato da due filari di altissimi pioppi. Poi si imbocca una strada bianca: da una lato campi di mais e stoppie di grano, dall'altro una vasta piantagione di noci: file e file regolari di piante già cariche di frutti racchiusi nei loro verdi malli.
Si prosegue lungo un basso argine e si arriva a un vecchio ponte a due arcate. Ecco di nuovo il Coppa. Qualche decina di metri più avanti il torrente sfocia nel Po, confondendo il suo corso nerastro nelle grige acque del fiume.
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